La spada di damocle si è abbattuta sul gioco d’azzardo

Tante volte si è espresso il parere che durante le festività natalizie per il gioco, ed anche per tutti i migliori casino italiani legali sicuri, non ci sarebbe stato alcun regalo da parte di Babbo Natale e così è stato, purtroppo: il gioco, le sale bingo e le agenzie scommesse, tutto chiuso sino al 15 gennaio 2021 e così andrà verso la fine questo significativo anno 2020, così deleterio per tutto il Pianeta. Nessuna speranza per i giochi, quindi, di recuperare qualcosina durante la settimana di Natale dove la gente, nonostante la pandemìa, siamo certi che farà acquisti e cercherà di divertirsi, Dpcm permettendo. Forse saremo un Paese strano, come ha sottolineato un virologo, che continua a parlare di feste, di vacanze sulla neve, di crociere quando ci sono tantissime vittime al giorno per i contagi per cui tutto il resto dovrebbe passare in seconda linea, se non in terza od in quarta. Ma battute a parte, quella che si è abbattuta sul mondo del gioco è la notizia dell’ennesimo prolungamento della chiusura, niente meno che sino alla metà di gennaio.

Quindi, anche se la speranza è l’ultima a morire e si stavano seguendo con questo principio con attenzione estrema i lavori del Premier in relazione al provvedimento che ormai andrà a coprire le prossime settimane, una decisione così totale, e sopratutto così lunga, ha spiazzato tutto il mondo dei giochi. Pesante ed ulteriore proroga che va a sommarsi alle altre due di quest’anno e che non si può certo dire che faranno bene al settore ludico ed alle sue imprese. Chissà, poi, cosa ne penseranno i lavoratori delle imprese di gioco per quello che riguarda la cassa integrazione, le tredicesime, i ristori e tutto quello che balla intorno alle chiusure delle aziende, considerando che i ristori, bis, ter, quater indirizzati al gioco hanno rappresentato, come sempre accade, assai pochino. Ed anche cosa penseranno del fatto che il Governo ha soltanto parlato di uno spostamento del versamento del Preu di una ventina di giorni come provvedimento di “aiuto” per lo stesso settore ludico.

Tutto questo è veramente imbarazzante perché anche quegli addetti ai lavori che sino ad ora hanno fatto fronte alle esigenze dei propri dipendenti non hanno più scorte economiche per continuare a sostenere autonomamente i propri dipendenti, come si desidererebbe fare. Desolazione, perplessità ed incertezza sono gli unici termini che vengono in mente quando si parla dell’attuale situazione (anche del gioco) che non riesce ad essere fronteggiata dall’Esecutivo e che ha reso lo Stato una “polveriera” con le varie categorie od in piazza a manifestare, oppure nelle trasmissioni televisive che offrono parecchio spazio a coloro che sono in difficoltà e che non sono certamente sostenuti da chi, invece, lo dovrebbe fare. In ogni caso, non si può pensare che vengano fatti passi indietro, special modo per quel che riguarda il gioco pubblico e ci si deve rassegnare anche a questa ulteriore “mazzata” ed alla concreta sensazione di discriminazione per come vengono valutate le attività ludiche.

Infatti, si troveranno i centri commerciali aperti, con tutto quello che ciò comporterà perché si è già visto che le persone vi si accalcheranno anche in modo spregiudicato, e le location di gioco, regolarmente approntate per contrastare la pandemìa, desolatamente chiuse da tempo. Purtroppo, trascorrono i mesi dell’emergenza, ma la valutazione che il Premier Conte, ed il suo staff, effettuano sul gioco non varia di una virgola ed i giochi ne escono fortemente penalizzati e discriminati: ma non è una novità. Niente apparecchiature da intrattenimento, niente sale giochi né bingo, né casinò, niente scommesse e sopratutto niente divertimento e leggerezza: ma ormai si è scritto e detto tutto e non resta che mettersi il cuore in pace. Chissà perché nello stesso Dpcm per quietare gli animi non si sono inseriti anche i ristori, le quote, le categorie che ne avranno diritto e quando arriveranno. Ma forse arriverà un ulteriore decreto a parte: pare che l’Esecutivo ci stia prendendo gusto nel complicarsi la vita e tenere sulla corda tutte le imprese che già la corda se la vedono attorno al collo!

Ma in questo provvedimento dicembrino, oltre che le attività commerciali di gioco, sono coinvolte anche quelle che vi ruotano attorno come convegni, congressi, fiere ad eccezione di quelli a distanza. Invece, rimangono “aperte”, ma sempre senza pubblico, le manifestazioni sportive riconosciute di alto livello con provvedimento del Coni e del Cip, Comitato italiano para-olimpico sulle quali però non si potrà scommettere da terrestre, lasciando per questo aperta la strada online, già percorsa sia nel primo lockdown che in quello che si sta svolgendo in questo periodo. Ma ci si domanda se si è pensato bene non solo a coloro che operano nel gioco, ma anche a quelli che appartengono alla ristorazione: per quale motivo si sono spinte le varie categorie ad adeguare le attività con i protocolli per il contrasto al contagio quando, poi, si è decisa una chiusura così? In questi giorni si è sentito di un ristorante con 65 dipendenti che ha investito più di 15 mila euro in infrastrutture anti-pandemìa… e resterà chiuso se non per i pranzi di mezzogiorno (forse).

E come questo imprenditore, altri si sono esposti in diversi settori anche al di fuori del gioco e della ristorazione, per adeguarsi per poter tenere aperto, ed invece è stato deciso diversamente anche se molto probabilmente è una decisione giusta che rasenta, ma molto da vicino, il lockdown generale, ma che potrebbe davvero sortire esiti positivi per il nuovo anno per uno stop dei contagi. Anche se fare un’asserzione simile è fare karakiri, ma davvero ci si sente di dire che il Premier ha imboccato la strada giusta per la salute, ma ora deve percorrere anche quella dei sostegni per le aziende, altrimenti veramente sarà responsabile di “suicidi di massa” nel senso che tantissime imprese saranno costrette a chiudere e licenziare. Ci vuole una buona notizia in questo senso, ma oltre che buona deve essere anche realistica e sostanziosa, altrimenti davvero sarà la fine per tantissimi imprenditori. E questo, ovviamente, non deve accadere.